Survey del gruppo di studio SIECoVId – Quirino Ciampi

Survey del gruppo di studio SIECoVId: riorganizzazione dei laboratori di ecocardiografia italiani durante la II ondata della pandemia da COVID-19

A cura di Quirino Ciampiquirinociampi@siecvi.it
Responsabile SO Comunicazione SIECVI

La pandemia da COVID-19 ha profondamente cambiato le nostre abitudini quotidiane, tante nostre certezze ed ha avuto un impatto importante anche sulla nostra attività lavorativa.

Le divisioni di cardiologia hanno modificato le loro organizzazioni, con un impatto anche sull’attività del laboratorio di ecocardiografia.

Nella II survey del gruppo di studio SIECoVId si è analizzato l’organizzazione del laboratorio di ecocardiografia mettendo a paragone 2 periodi novembre 2020 (seconda ondata della pandemia da COVID-19) ed il corrispondente periodo dell’anno precedente (novembre 2019).

Questa survey ha avuto ancora una volta una grande partecipazione della comunità ecocardiografica italiana, con dati che sono stati inviati da 70 laboratori di ecocardiografia, provenienti da 16 regioni diverse: una fotografia reale dell’organizzazione dei laboratori di ecocardiografia italiani!

Sicuramente una prima valutazione ci dice che questa volta, a differenza della prima ondata e del primo periodo di lockdown di marzo-aprile 2020, le cardiologie italiane ed i laboratori di ecocardiografia sono arrivati più preparati, più organizzati e più pronti ad affrontare la sfida che l’emergenza imponeva.

Dai dati della survery si è visto come l’attività ecocardiografica era stata ridotta parzialmente nel 59% dei centri e completamente ridotta nel 10%. Questo ha comportato una riduzione degli esami ecocardiografici elettivi (-34% a novembre 2020 rispetto a novembre 2019) con un allungamento della lista d’attesa per esami ecocardiografici elettivi ambulatoriali (+13 giorni).

La pandemia da COVID-19 ha portato a riorganizzare le attività dei laboratori nel pieno rispetto degli operatori e dei pazienti, rispettando la distanza sociale (nel 93% dei centri) limitare l’accesso ai soli pazienti senza accompagnatori (99%), e l’utilizzo di appropriati sistemi di protezione per gli operatori (100%).

La riorganizzazione dei laboratori, oltre che la natura organizzativa, ha riguardato anche l’effettuazione degli esami, con aumento dell’utilizzo del POCUS (point of care cardiac ultrasound) eco nel 88% dei centri, con esami effettuati anche da non cardiologi.

Altro importante punto è stato la diffusione dell’ecografia polmonare, che è era effettuata nel 43% dei centri nel 2019 ed in tutti i centri nel 2020, sia nel sospetto che non di paziente con COVID-19.

Sono tante le prospettive che si aprono nel post-COVID e non tutto della esperienza fatta in questo anno sarà da buttare via: una migliore organizzazione del laboratorio e degli esami effettuati, un incremento dell’appropriatezza, la diffusione del POCUS eco nel setting dell’emergenza / urgenza praticato anche da non-cardiologi, lasciando al cardiologo esperto di imaging il ruolo di second-opinion, l’ampio uso dell’ecografia polmonare saranno sicuramente parte del nostro bagaglio futuro, sperando in un ritorno al più presto ad una vita normale.

Un abbraccio virtuale a tutti.

Quirino Ciampi